Una società italiana ha importato dalla Cina, attraverso il Porto Franco di Trieste, degli utensili da cucina riportanti sulla confezione un marchio di qualità di proprietà di una società tedesca. Al momento dell’introduzione delle merci in dogana, per l’espletamento delle relative pratiche, la Guardia di Finanza di Trieste, in sede di verifica fisica delle stesse, ha eseguito un sequestro probatorio di millecinquecento casalinghi, ritenendo che il marchio apposto su di essi fosse contraffatto, atteso che la Società importatrice non sarebbe stata autorizzata al suo utilizzo dalla società tedesca. E’ stato quindi ipotizzato il delitto di introduzione nei territori dello Stato di merci con segni falsi, previsto e punito dall’art. 474 c.p..

La società importatrice, che aveva utilizzato il marchio inconsapevole della registrazione dello stesso, e la titolare del marchio hanno in seguito formalizzato un accordo che autorizza la prima ad apporre il marchio sulle merci importate.

La Procura della Repubblica di Trieste, successivamente, in accoglimento dell’istanza proposta nell’interesse della Società importatrice, a seguito dell’intervenuta regolarizzazione delle merci, in forza del citato accordo, ha disposto il dissequestro e la restituzione all’avente diritto. Pertanto la successiva regolarizzazione mediante accordo con il proprietario del marchio che si supponeva contraffatto ha consentito di completare le operazioni di importazione e, così, l’immissione in consumo dei prodotti.

(a cura dell’Ufficio di Trieste – Avv. Federica Fantuzzi – 040 7600281)

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