La nuova regolamentazione sulla sicurezza dei prodotti alimentari (Food Safety Law) è entrata in vigore a Shanghai lo scorso Marzo.

Negli ultimi tempi la Cina sta mostrando sempre più fermamente la volontà di dissociarsi dall’etichetta di paese arretrato. L’ultima sforzo del paese riguarda la sicurezza alimentare, la cui regolamentazione pare destinare gli scandali alimentari a un lontano ricordo. Portavoce dei cambiamenti è stata, ancora una volta, la città di Shanghai la cui regolamentazione sembrerebbe essere quella pilota per una successiva azione a livello nazionale.

L’autorità competente è la Shanghai Food and Drug Administration (“Shanghai FDA”) che come nel modello statunitense è l’autorità che si occupa sia del campo alimentare che di quello farmacologico. Più che un cambio vero e proprio della regolamentazione, in accordo con quanto dichiarato dalle stesse autorità amministrative della città, verrà applicato un controllo più rigido e caratterizzato da un approccio problem-solving al fine di responsabilizzare maggiormente tutti gli operatori coinvolti. Infatti verrà richiesto un maggiore monitoraggio sulle fasi di lavorazione degli alimenti, individuando gli aspetti critici e prevenendo la contaminazione degli stessi, il termine tecnico di riferimento è Hazard Analysis Critical Control Point (HACCP).

Già da tempo in Cina al fine di operare nel settore alimentare è necessaria, oltre la nota business license, la più specifica food license (licenza a commerciare generi alimentari). Tale food license dovrà poi differenziarsi a seconda che il tipo di attività sia identificata come attività di produzione oppure di delivery o di catering.

Tuttavia con la menzionata regolamentazione tutte le attività che, anche se indirettamente, saranno coinvolte nel commercio alimentare, riscontreranno livelli di tolleranza più bassi e dovranno presentare la relativa food license a seconda del tipo di attività svolta.

Rispettando la diligenza del settore, gli operatori dovranno controllare, che i propri fornitori siano muniti delle licenze richieste e che non svolgano attività eccedenti le autorizzazioni di dispongono. Vi sarà quindi una responsabilità anche per i rivenditore qualora non riescano a dimostrare di avere effettuato i controlli necessari sul proprio fornitore. I prodotti acquistati da un fornitore, inoltre, dovranno presentare nell’etichetta il nome del fornitore stesso e i dati relativi alla sua identificazione in quanto la tracciabilità del prodotto diverrà obbligatoria.

Il cibo scaduto non potrà essere rispedito indietro al mittente, ma dovrà essere distrutto o sottoposto a un trattamento specifico per renderlo non nocivo. Di questo processo dovrà esserne conservata una prova per un periodo di due anni nel caso venga richiesta dall’autorità preposta.

Queste previsioni si applicano anche agli alimenti che lo stesso produttore potrebbe dover ritirare dal mercato. Gli alimenti, una volta richiamati, non potranno essere né utilizzati come materie prime in altri processi produttivi, né ceduti gratuitamente.

Gli additivi alimentari saranno compresi nell’accezione di food e dovranno quindi essere utilizzati in stretto rispetto della Food Safety Law, inoltre dovranno essere conservati in reparti appositi, marcati con le parole “Food Additives” e utilizzati a seconda dello scopo specificato. Un sistema di registrazione del loro uso dovrà essere implementato.

Il personale delle società operanti nel settore dovrà essere aggiornato sulla sicurezza alimentare e dovrà essere individuato il personale un addetto alla sicurezza alimentare, la cui performance sarà sottoposta a valutazione. I dipendenti che saranno a contatto diretto con gli alimenti dovranno essere sottoposti ad appositi esami annuali e chi risulterà affetto da determinate malattie non potrà entrare in contatto diretto con gli alimenti.

Apposite regolamentazioni sono inoltre previste per le operazioni che avvengono online o per chi tratta alimenti ad alto rischio, come ad esempio gli alimenti per l’infanzia.

Il mancato rispetto della nuova normativa comporterà l’applicazione di sanzioni e la possibilità di revoca della licenza e cessazione dell’attività. La regolamentazione inoltre prevede esplicitamente una ricompensa per chiunque riporterà alle autorità casi di non conformità con la Food Safety Law: i cosiddetti whistleblowers.

In definitiva, quindi, chi opererà nel settore alimentare a Shanghai dovrà conformarsi a standard decisamente più elevati rispetto al passato.

(a cura dell’Ufficio di Shanghai – Avv. Luigi Zunarelli – +86 21 51501952 )

 

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